Mi viene un brivido a guardare il vecchio cinema abbandonato che si staglia nell’azzurro del cielo striato di piccole nuvole. Le vetrine per le locandine desolatamente vuote, le persiane chiuse da chissà quanto tempo: cosa c’è là dentro? Nel buio pesto e polveroso dove forse scorrazzano i topi, ragni e forse fantasmi?
Ho letto che le paure inspiegabili sono collegato alle nostre vite passate. E allora qualcosa mi sarà successo nei cinema vuoti e nelle piscine senz’acqua che mi crea questa inquietudine senza spiegazioni. Forse quel vissuto è ancora nella nostra testa da qualche parte – o nel nostro cuore – vive ancora cercando quello che abbiamo lasciato o per il quale non ci siamo mai arresi, in quel secolo o in questo.

Il ciclismo è ancora qui a spiegarmi cosa fare anche se io oggi forse sono la sua bambina ribelle che non vuole più aspettare. Invece l’attesa è il piccolo contagocce dei giorni, così che, mentre Pogacar ammazza la corsa come suo solito con la fucilata a settanta chilometri dall’arrivo, io conto i secondi, i minuti, le ore. Le conto come ho fatto negli ultimi mesi, senza neanche sapere dove sarebbe stata la finish line – se mai fosse esistita. Il tempo sembra fermarsi, non scorrere mai. Resto seduta per tre ore sotto un albero in una via di Sondrio. Mi arrivano fiochi i rumori della piazza, la gente passa con i cani, la gente vive in una dolce brezza fresca che porta solo refrigerio. Il tempo non passa mai. Chiudo gli occhi e mi sento stanca da morire.
L’attesa è ancora più lunga dopo il traguardo, perché gli altri – i normali – sono dietro Pogacar di un milione di anni luce. 

Ma la luce quando arriva?

Mentre torno a casa, intravedo il lago che è uno specchio color argento. Una Porsche mi sfreccia davanti per uscire a Varenna. Forse andranno a mangiare in un ristorante con vista dove guarderanno l’ora blu mentre si accendono le luci sulle coste. 
Non riesco ad immaginarmi un altro finale che quello dei miei sogni.

Nella fisica quantistica si chiama Entaglement il fenomeno per cui due oggetti distratti fra loro, per esempio due particelle che si sono incontrate nel passato, conservano una sorta di strano legame, come se potessero continuare a parlarsi. Restano, si dice, allacciati. 
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Posted by:Miriam

Sono nata in Brianza in una calda notte di luglio. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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